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Mag
8
mer
Ombre di un processo per femminicidio
Mag 8@18:00–19:30
Ombre di un processo per femminicidio

Mercoledì 8 maggio 2019

ore 18.00

presentazione di

Ombre di un processo

per femminicidio

Dalla parte di Giulia

Intervengono

Carla Baroncelli

autrice

Luana Vacchi

UDI Ravenna

Barbara Domenichini

Casa delle donne di Ravenna

 

Processo contro Matteo Cagnoni. La vittima è Giulia Ballestri, l’imputato è Matteo Cagnoni, accusato di aver ucciso, il 16 settembre 2016, la moglie e condannato in primo grado all’ergastolo per omicidio volontario con le aggravanti di crudeltà, occultamento di cadavere e premeditazione. I Ballestri e i Cagnoni, due famiglie tra le più note in città. Per la prima volta, oltre alla famiglia, si sono costituite parti civili il Comune di Ravenna, Udi, Linea Rosa, Associazione Dalla parte dei minori.
Carla Baroncelli segue le 30 udienze del processo di primo grado per capire perché Giulia Ballestri è stata uccisa e per farlo legge ciò che rimane in ombra perché le parole dette, anche nelle aule di un tribunale, nascondono stereotipi e pregiudizi di genere. Le udienze del processo sono l’occasione per ragionare di violenza di genere, di educazione di genere, di molestie e maltrattamenti, di femminicidio, di patriarcato e di potere maschile sulle donne. Restituire un senso alle parole e chiamare le cose col proprio nome è il primo passo per comprendere perché le cose accadono e le origini della violenza, quindi dei femminicidi.

Carla Baroncelli, giornalista alla cronaca del TG2 per ventitré anni, di cui cinque passati a seguire il processo Marta Russo, la studentessa uccisa nel 1997 in un vialetto dell’Università la Sapienza di Roma.

Luana Vacchi, UDI Ravenna.

Barbara Domenichini, Casa delle donne di Ravenna.

 

Mag
16
gio
Colette – gruppo di lettura
Mag 16@20:30–22:00
Colette - gruppo di lettura

Giovedì 16 maggio 2019

dalle ore 20.30

Colette, gruppo di lettura di Lìbrati

“La spiaggia del lupo”

di

Gina Lagorio

L’appuntamento di Colette del mese di maggio è dedicato alla lettura e riflessioni di “La spiaggia del lupo” di Gina Lagorio.

Dalla quarta di copertina:

“Nei contraddittori e inquieti anni Settanta, la giovane Angela non è bella, ma sembra attirare inconsapevolmente gli sguardi di ragazzi e adulti. Da un lato s’identifica con una Liguria poeticamente rivissuta, a partire dallo scoglio “scavato in alto, come una testa su un corpo di bestia accovacciata ma pronta a scattare” che dà il titolo al romanzo; ma s’identifica anche con la Milano lacerata e violenta in cui approderà. Fedele al proprio “corpo d’amore”, Angela si getta caparbiamente nella realtà, con tutta sé stessa, senza grandi gesti, senza rimorsi né regressioni. Affronta libertà e solitudine, amore e sesso, come qualcosa da accettare e vivere con laica responsabilità, e pure con una disposizione di fondo intimamente religiosa. Storia della formazione di una coscienza, “La spiaggia del lupo” è uno dei capolavori di Gina Lagorio. In queste pagine la felicità della scrittura scarica il simbolo e vitalizza la parabola in un romanzo denso di accadimenti, di personaggi e di emozioni”.

Gina Lagorio, scrittrice italiana. Figura importante nella cultura del dopoguerra, collaboratrice di molti giornali, parlamentare impegnata per i diritti delle donne e per la pace, ha esordito con il garbato Un ciclone chiamato Titti (1969), ispiratole dalla figlia. Alla figura del marito, protagonista della Resistenza, scomparso prematuramente, sono dedicati Approssimato per difetto (1971), una delle sue opere migliori, e Raccontiamoci com’è andata (2003). Tra i numerosi romanzi, in cui una tormentata vena introspettiva s’innesta su un solido impianto realistico e sull’efficace ricostruzione di vicende e momenti storici, si segnalano: La spiaggia del lupo (1977, premio Campiello), Fuori scena (1979), Tosca dei gatti (1983, premio Viareggio), Tra le mura stellate (1991), Il bastardo (1996). Le passioni che hanno dato senso alla sua vita sono la materia di Inventario (1997), mentre l’intenso Càpita (postumo, 2005) è una riflessione incalzante sull’esistenza, filtrata attraverso l’esperienza della malattia. Ha pubblicato anche racconti, testi teatrali, un libro per l’infanzia e numerosi saggi (Fenoglio, 1972; Sbarbaro, un modo spoglio di esistere, 1981; Russia oltre l’URSS, 1989; Il decalogo di Kieslowski, 1992).

 

Il gruppo è aperto a tutte e tutti.

Mag
17
ven
“Il sesso magico” di Paola Tavella
Mag 17@18:00–19:30
"Il sesso magico" di Paola Tavella

Venerdì 17 maggio 2019

ore 18.00

presentazione di

Il sesso magico

di

Paola Tavella

Introducono

Laura Eduati

Ilaria Durigon

sarà presente l’autrice

Nell’ambito della settimana femminista organizzata da Lìbrati, verrà presentato l’ultimo libro di Paola Tavella.
Lei ha sessant’anni, è femminista da quando ne aveva quindici, è andata in analisi, pratica kundalini yoga e meditazione da decenni, eppure niente l’ha salvata dal dolore e dai guai dell’amore. Si è innamorata per l’ultima volta a quarant’anni di un uomo bugiardo e traditore che l’ha lasciata tramortita. Ma il suo maestro messicano di kundalini yoga e meditazione, Guru Dev Singh, un grande guaritore, le ha sussurrato il segreto della gioia: «Nella vita hai due possibilità: soffri, o non soffri.» Guru Dev Singh ha cercato di insegnarle a sentire intensamente senza patire, a contemplare le passioni senza esserne travolta, ad accettare la natura infedele degli uomini. Ma sulla strada di questa guarigione sono state necessarie anche le amiche assennate oppure scriteriate, una disamina dei propri errori, il ritorno alla chiave magica dell’infanzia, la compagnia dei cani. Ambientato in una miriade di luoghi e di tempi – Genova, Roma, la Londra degli albori del punk, i resort thailandesi in cui le occidentali vanno a nascondersi per dimenticare un divorzio –, questo racconto non è soltanto un’autobiografia immaginaria o la storia di una vita femminile ricca e avventurosa, piuttosto è un bilancio spirituale, sentimentale ed erotico, e la condivisione del viaggio verso un divertito disincanto.

Paola Tavella, genovese, giornalista, scrittrice, istruttrice di kundalini yoga e meditazione – ha sempre lavorato per quotidiani e riviste, ed è stata per due volte portavoce del ministero per le Pari opportunità. Ha scritto Il prigioniero con Anna Laura Braghetti (Mondadori 1998, Feltrinelli 2003), Gli ultimi della classe (Mondadori 2000, Feltrinelli 2007), I nuovi italiani con Livia Turco (Mondadori 2005), Madri selvagge con Alessandra Di Pietro (Einaudi 2006), Deadflowers con Agostino Toscana (Bookabook 2016). Madre di due figli maschi, vive a Roma con il suo ultimo cane, un bassotto a pelo lungo.

Laura Eduati, giornalista, ha lavorato per Huffington Post e La7.

Mag
18
sab
Cura e differenza. Ripensare l’etica
Mag 18@10:00–11:30
Cura e differenza. Ripensare l'etica

Sabato 18 maggio 2019

ore 10.00

presentazione di

Cura e differenza.

Ripensare l’etica

di

Caterina Botti

Introduce

Giacomo Gambaro

sarà presente l’autrice

Nell’ambito della settimana femminista Lìbrati organizza la presentazione di “Cura e differenza. Ripensare l’etica”.

«La vita è fatta di rapporti e della cura che vi mettiamo» e perché essa sia preservata, ovvero perché noi e gli altri si abbia una «buona vita», ce ne dobbiamo prendere cura, prestando attenzione a ciò che è importante in quelle relazioni, nella loro specificità, tenendo presente le dinamiche concrete, la loro «verità», ma anche la difficoltà di coglierle: prendendoci cura di come ci prendiamo cura. Questo il fulcro dell’etica della cura che qui si propone. L’etica della cura è riconosciuta come uno dei più interessanti contributi del pensiero femminista alla riflessione morale, ed anche come un paradigma morale in sé: la diversa visione della morale che questo approccio offre ha avuto infatti un impatto importante sulla riflessione filosofica, come anche sulla vita quotidiana di molte persone, poiché ha permesso di riguadagnare o illuminare il valore di una serie di pratiche, atteggiamenti e gesti diffusi; ha permesso, cioè, di portare a visibilità e di dare un significato a una serie di tratti dell’esperienza umana lasciati in ombra da altre teorizzazioni della morale. L’itinerario proposto in questo volume mostra che tipo di sviluppi si devono pensare, rispetto alle formulazioni più diffuse, perché il ripensamento della morale implicito in questo paradigma si dispieghi nelle sue potenzialità e si dimostri davvero adeguato e all’altezza del tempo presente e delle sue consapevolezze. Soprattutto quelle relative alla difficoltà di vedere e incontrare l’altro, coglierne i bisogni e prendersene cura, una volta che si sia messa in dubbio l’idea che esista un modo solo di essere umani, giungendo così a darne una riformulazione articolata ed inedita.

Caterina Botti, è professore associato in filosofia morale alla Sapienza Università di Roma dove tiene i corsi di Bioetica e di Filosofie femministe e studi di genere. Interessata ai temi sia della filosofia morale contemporanea sia della bioetica, come anche al pensiero femminista, ha coniugato queste istanze nelle sue ricerche. Tra i suoi volumi: Etica e bioetica delle donne (Milano 2000), Bioetica discipline a confronto (curato con Fabrizio Rufo, Roma 2002), Madri cattive (Milano 2007), Etiche della diversità culturale (Firenze 2013), Prospettive femministe (Milano 2014).

Giacomo Gambaro, ha studiato filosofia all’Università di Padova e ha conseguito un dottorato di ricerca all’Università La Sapienza con una tesi sul pensiero della differenza sessuale.

Non voglio scendere! Femminismi a zonzo
Mag 18@18:00–19:30
Non voglio scendere! Femminismi a zonzo

Sabato 18 maggio 2019

Ore 18.00

Presentazione di

Non voglio scendere! Femminismi a zonzo

di

Barbara Bonomi Romagnoli

Marina Turi

Introduce

Bruna Mura

saranno presenti le autrici

 

Nell’ambito della settimana femminista Lìbrati presenta “Non voglio scendere! Femminismi a zonzo”. Il sessismo impera, la sessualità tergiversa e la rivoluzione arranca. Non resta che salire al volo sulla metropolitana femminista. Sei tragitti per l’autodeterminazione e la ribellione, attraversando i femminismi in lungo e in largo, con la curiosità di inciampare in qualche evento straordinario e il piacere di riguardare le fermate della vita quotidiana. «Nel cromosoma X delle femmine non c’è implicita una propensione maggiore a caricare la lavatrice, a utilizzare l’aspirapolvere o il ferro da stiro, ad accudire mariti, amanti, figliolanza, persone anziane o disabili, animali domestici e piante in vaso, fino allo sfinimento o fino a che morte non ci separi» Sei tragitti per andare a scovare femminismi felici e appassionati, (auto)ironici e pungenti, includenti e visionari, capaci di produrre un progetto politico nella cornice del tempo che viviamo, quando tutto sembra bloccato, stereotipato e ripetitivo. Femminismi con la capacità di organizzarsi al meglio per essere efficaci, che siano eccezioni senza regole, per smantellare il patriarcato e reinventare un mondo che così per noi proprio non funziona.

Barbara Bonomi Romagnoli (1974) apicoltrice e Marina Turi (1959) informatica, sono giornaliste freelance e raccontano storie che non sono neutre. Si sono conosciute in una serata femminista e da allora hanno condiviso il progetto A/matrix, ridono e discutono fra cortei e assemblee, mailing list e collettivi, inseguendosi per coordinate geografiche diverse. Hanno condiviso il progetto A/matrix e con altre hanno infiltrato dosi di sovversione soprattutto dove non sembrava possibile. Non perdete tempo a chiedere loro di essere obbedienti e sottomesse. Non perdete tempo a chiedere loro di essere obbedienti e sottomesse.

Bruna Mura, laureata in Politica internazionale e diplomazia presso l’Università degli Studi di Padova con una tesi sull’evoluzione dei consultori familiari, attualmente è dottoranda in Sociologia presso l’Università di Urbino-Carlo Bo con un progetto sul rapporto tra salute, welfare e partecipazione in una prospettiva di genere. Da diversi anni collabora con il Centro interdipartimentale di ricerca sugli studi di genere (Cirsg) organizzando e partecipando ad iniziative, lezioni e dibattiti.

 

Mag
31
ven
Come si fanno le cose di Antonio G. Bortoluzzi
Mag 31@18:00–19:30
Come si fanno le cose di Antonio G. Bortoluzzi

Venerdì 31 maggio 2019

ore 18.00

presentazione di

Come si fanno le cose

di Antonio G. Bortoluzzi

(Marsilio editore)

Discute con l’autore

Barbara Buoso

 

Lungo il fiume piave, tra capannoni e ditte artigianali or-mai prive del vigore di un tempo, ha sede la filati dolomiti, fabbrica sfiancata, come molte, dalla crisi degli anni zero. È qui che lavorano valentino e massimo, due cinquantenni addetti alla manutenzione dei macchinari. Disilluso e nostalgico il primo, esuberante e roso da una rabbia latente il secondo, i due hanno visto passare su di sé e gli altri operai le macine della recessione, con la cassa integrazione, i tagli e la mobilità volontaria, fino a un incendio che per poco non li condannava allo stesso tragico epilogo patito dagli operai della thyssen. Quando una ditta orafa gestita da persone rampanti e senza scrupoli apre i battenti in quello che un tempo era un magazzino della filati dolomiti, massimo e valentino – conoscendo anfratti e segreti dell’azienda – decidono di preparare la rapina con cui procurarsi l’oro necessario per realizzare il loro sogno: abbandonare il logorio e le miserie della fabbrica e rilevare un agriturismo sui monti, per iniziare una vita nuova, più giusta. La meticolosa messa a punto del piano procede spedita e senza intoppi, finché un giorno, sulla corriera che lo porta al lavoro, valentino incontra yu, una ragazza cinese di ventisei anni che odora di fritto e trascrive su un taccuino le parole italiane che ancora non conosce. Risvegliato dal calore di un amore che credeva sopito per sempre, l’uomo dovrà rimettere in discussione la sua vita e le sue scelte: quando una cosa è sul punto di esplodere, però, è difficile riuscire a fermarla, o anche solo farle cambiare direzione.

ANTONIO G. BORTOLUZZI è nato in Valturcana (Alpago, Belluno) nel 1965. Ha pubblicato nel 2015 il romanzo Paesi alti (Ed. Biblioteca dell’Immagine) con cui ha vinto all’unanimità la 35a edizione del Premio Gambrinus – Giuseppe Mazzotti 2017 nella sezione Montagna: cultura e civiltà; con lo stesso romanzo è stato finalista al Premio letterario del CAI Leggimontagna nel 2015 e al Premio della Montagna Cortina d’Ampezzo 2016. Nel 2013 ha pubblicato il romanzo Vita e morte della montagna con cui ha vinto il Premio Dolomiti Awards 2016-17 Miglior libro sulla montagna del Belluno Film Festival. Il suo esordio risale al 2010 con il romanzo per racconti Cronache dalla valle (Ed. Biblioteca dell’Immagine). Finalista e quindi segnalato dalla giuria del Premio Italo Calvino nelle edizioni 2008 e 2010 è membro accademico del GISM (Gruppo Italiano Scrittori di Montagna).

BARBARA BUOSO nata a Rovigo nel 1972, vive e lavora a Padova. Nel 1994 vince il premio promosso dal Parlamento Europeo sul tema I diritti, giusti, della famiglia; nel 1998 vince il premio Padus Amoenus, Città di Sissa, con il racconto Bulimia d’amore. Ha esordito col romanzo nel 2003 con Aspettami (Fabio Croce Editore); nel 2014 ha pubblicato su segnalazione di Emma Dante L’ordine innaturale degli elementi (Baldini & Castoldi). Nel 2016 ha vinto il concorso “Lìbrati e vola” indetto da Lìbrati, libreria delle donne di Padova con il racconto “Nevicata” pubblicato nel volume collettaneo Soffia un vento contrario (L’Iguana). Nel febbraio 2018 ha pubblicato il romanzo E venni al mondo con Apogeo editore. Insegna alla Scuola di scrittura Virginia Woolf.