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Matrilineare. Madri e figlie nella poesia italiana
Mar 15@18:00–19:30
Matrilineare. Madri e figlie nella poesia italiana

Venerdì 15 marzo alle 18:00

Matrilineare

Madri e figlie nella poesie italiana dagli anni Sessanta ad oggi

a cura di Loredana Magazzeni, Fiorenza Mormile, Brenda Porster, Anna Maria Robustelli

Dialoga con le curatrici Saveria Chemotti

Venerdì 15 marzo alle ore 18:00 si svolge presso Lìbrati la presentazione del volume Matrilineare. Madri e figlie nella poesia italiana dagli anni Sessanta ad oggi (La Vita Felice), volume a cura di Loredana Magazzeni, Fiorenza Mormile, Brenda Porster e Anna Maria Robustelli. Prefazione di Maria Teresa Carbone e postfazione di Saveria Chemotti.

Introduce Saveria Chemotti. Intervengono le curatrici e le autrici delle poesie raccolte nell’antologia.

«Questo libro nasce dal piacere condiviso di colmare una lacuna», scrivevano una decina di anni fa Loredana Magazzeni, Fiorenza Mormile, Brenda Porster e Anna Maria Robustelli, nella premessa al primo prodotto della loro collaborazione, l’antologia Corporea. Il corpo nella poesia contemporanea femminile di lingua inglese (Le Voci della Luna 2009). Alle origini del libro, spiegavano ancora, c’era «l’importanza di non perdere il valore di una riflessione collettiva di grandi proporzioni scaturita dalla riscoperta del corpo in ambito femminile e femminista». Riflessione tanto più opportuna, si potrebbe aggiungere oggi, se si considera che la ritrovata dimensione della fisicità, all’inizio oggetto di un dibattito appassionato ed effervescente, è poi stata piuttosto rapidamente etichettata come datata e marginale, connessa a una fase eroica ma superata del femminismo.
Da allora il piccolo gruppo di autrici e traduttrici, singolarmente coeso a dispetto della dislocazione in diverse città italiane (Bologna, Firenze, Roma), ha curato una seconda raccolta, La tesa fune rossa dell’amore. Madri e figlie nella poesia femminile contemporanea di lingua inglese (La Vita Felice 2015), un tema che ritorna adesso con Matrilineare. Madri e figlie nella poesia italiana dagli anni Sessanta a oggi, e che conferma la coerente linea di ricerca delle quattro studiose.
Anche qui, infatti, le curatrici potrebbero rivendicare il merito di avere colmato una lacuna, dato che la relazione “matrilineare” nella poesia italiana del secondo Novecento e di questi primi anni Duemila non è stata finora indagata in modo approfondito. E di certo la riscoperta del corpo è un filo che percorre moltissimi dei testi inclusi nell’antologia, a partire – quasi un programma – da quello che apre il volume, l’esergo affidato a Mariangela Gualtieri («ho toccato la sua natura calda e bagnata/ e ho rotto le acque di sotto nel grande/ schianto schizzavo su un tavolo di pietra»).
Ma rispetto ai libri precedenti un distacco c’è, e non è da poco: per la prima volta Magazzeni, Mormile, Porster e Robustelli abbandonano il territorio vasto e variegato dell’anglofonia e compongono una selezione che, a partire dal medesimo perimetro tematico della Tesa fune rossa dell’amore, attinge a testi nati in lingua italiana, secondo un criterio di grandissima inclusività. Ne deriva, per chi vorrà leggere il libro inserendolo nel percorso delle curatrici, una pluralità di possibili confronti, dalle “variazioni generazionali” che si possono intravedere dagli anni Sessanta a oggi, alle diverse posture fra autrici di lingua madre italiana e autrici che hanno scelto l’italiano come lingua letteraria, ai differenti archetipi che segnano in questo campo la poesia di lingua inglese (dove hanno ruolo centrale le fiabe popolari) e la poesia di lingua italiana (segnata dall’influsso della religione).
È una lettura ricca e nutriente, quella di Matrilineare, che senza dubbio nuove letture e scritture sarà capace di generare.

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Il paese di calce
Mar 22@18:00–19:30
Il paese di calce

Venerdì 22 marzo alle 18:00

Il paese di calce

di Bibi Tomasi

Introducono Piera Bosotti, Pat Carra, Antonella Cunico

Lìbrati vi aspetta venerdì 22 marzo alle 18:00 per la presentazione di Il paese di calce (Il Dito e la Luna) di Bibi Tomasi. Introducono Piera Bosotti, Pat Carra e Antonella Cunico.

Dalla quarta di copertina:

In un linguaggio luminoso e vibrante, affinato dalle molte riscritture, Bibi Tomasi ci racconta una storia cruciale della sua vita.
In Sicilia, tra l’autunno del 1944 e la primavera del 1945, la passione delle giovani Dina e Delia si contrappone all’ordine patriarcale, arcaico e violento. Le macerie della guerra, il ritratto impietoso dei liberatori americani, il paesaggio siciliano, l’umanità dei miseri fanno da sfondo alla storia. Nonostante tutte le fratture dell’Italia alla soglia della Liberazione, tra le due ragazze avviene l’amore.
Contro questa passione ingenua e totale, in una lotta tra libertà e tirannia, si schierano la famiglia patriarcale, la mafia, la polizia, ovvero i grandi poteri palesi e occulti di sempre.

Il romanzo, in questa nuova edizione, è stato curato da Margherita Giacobino e Pat Carra, di cui sono presenti due interventi.
La foto di copertina è di Letizia Battaglia: Casa Professa, 1991. Per gentile concessione dell’autrice.
La grafica di copertina è a cura di Elena Leoni.

Bibi Tomasi nasce a Bologna nel 1925. Il suo nome anagrafico è Lillyam. La madre è una maestra, il padre è un professore di filosofia ateo e libertario. Bibi è figlia unica, ma in casa vivono due cani: da qui ha origine l’amore per gli animali. Nell’autunno del 1944, mentre il Nord Italia è sotto le bombe, i genitori insistono perché la figlia segua un amico renitente alla leva di Salò nella sua casa in Sicilia, dove la guerra è finita. Si ritrova nella campagna di Agrigento, ospite di una famiglia chiusa e opprimente. Qui incontra l’amore: l’altra è Maria, giovane sorella dell’amico. Quando vengono scoperte dagli uomini del clan, Maria tenta il suicidio, Bibi è rinchiusa nel manicomio di Agrigento. Nell’aprile del ’45 il padre riesce a raggiungerla e liberarla. Questa guerra nella guerra è la trama del romanzo Il paese di calce. Nel 1946 Bibi sceglie il giornalismo, entra nella redazione bolognese del “Progresso d’Italia”, collabora a “Sabato sera”, giornale socialista di opposizione, “Giornale d’Italia”, ”Avvenire d’Italia”. Nel 1958, dopo la morte dei genitori, si trasferisce a Roma e lavora per un’agenzia di campagne pubblicitarie e cortometraggi cine-televisivi. Nel 1961 si trasferisce a Milano e lavora in un’agenzia di stampa che si occupa di sviluppo turistico. Nel 1964 collabora ai settimanali “Amica” e “ABC”, nel 1968 comincia la collaborazione con la rivista femminile di Mondadori “Confidenze” su cui terrà per 25 anni varie rubriche di costume e cultura. Con lo pseudonimo Paola Acri pubblica una serie di “Quaderni della salute”(Rialta edizioni) su argomenti medico-sociali: Patologia del sesso, L’inversione sessuale e altri. Nel 1970, Bibi incontra il femminismo e diventa subito una figura di riferimento con un forte carisma. Partecipa al Collettivo di via Cherubini dove si incontrano gruppi come il DEMAU, Rivolta femminile, Il cerchio spezzato. Qui conosce Lia Cigarini, Luisa Muraro e altre con cui d’ora in poi condivide percorsi politici e scelte di vita. Nel 1975 è tra le fondatrici della Libreria delle donne di Milano in Via Dogana. Nei primi anni Novanta riprende in mano Il paese di calce e lo riscrive nello stile ultimo, eliminando punteggiatura, maiuscole, centro del discorso. Il paese di calce esce con Pratiche editrice nel 1999. Nel novembre dello stesso anno è ricoverata a più riprese, sempre accompagnata dal mondo variegato delle sue relazioni. La mattina del 24 aprile 2000 muore per arresto cardiaco. Nella casa di Via Paisiello che abitava per dare un tetto a due gatti neri, le amiche raccolgono fogli sparsi, documenti, fotografie. Nel 2001 esce la raccolta di poesie La patita dei gatti blu (Quaderni di Via Dogana 2001) con un’introduzione di Giulia Niccolai. Nello stesso anno la Libreria delle donne, anche grazie all’eredità in denaro di Bibi, si è trasferita insieme al Circolo della rosa nella sede attuale.

Piera Bosotti, fumettista e disegnatrice, ha collaborato con la rivista Aspirina e fa parte della Libreria delle donne di Milano.

Pat Carra è nata a Parma e vive a Milano. È autrice di fumetti e immagini in cui il contenuto politico si volge in humour (Corrado Levi Pennellate all’arte Corraini 2012). Lavora sulla carta e sulla tela con china, ago, filo. Nel 2006 ha vinto il Premio Internazionale di Satira politica di Forte dei Marmi. Le sue prime vignette e strisce sono pubblicate negli anni Settanta dalla Libreria delle donne di Milano. È tra le fondatrici del periodico umoristico “Aspirina”. Ha collaborato e collabora con riviste e giornali in Italia e all’estero: ” Via Dogana. Rivista di pratica politica”, “Noi donne”, “Cuore”, “Smemoranda”, “Donna Moderna”, “Donna e mamma”, “Corriere della sera”, “il manifesto”, “Ego” (Grecia), “Luna” (Argentina), “Clara” (Spagna), “Terre di mezzo”, “Jobtalk24″, “InGenere”.

Antonella Cunico,  insegnante e formatrice sulla differenza di genere, è nata e vive a Vicenza, dove è stata tra le fondatrici dell’associazione Donna chiama Donna. Ha lavorato per la Scuola di Specializzazione per la formazione degli insegnanti del Veneto, tenendo laboratori sulla scrittura delle donne. nel 2009 ha fondato con altre l’associazione femminileplurale, promuovendo iniziative sul pensiero e sulle pratiche politiche delle donne. Consulente in ricerca didattica e formativa, ha recentemente partecipato alla stesura del volume collettaneo L’Ecofemminismo in Italia, le radici di una rivoluzione necessaria, Il Poligrafo, 2017.

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Mettendo in guardia le stelle – Omaggio ad Anne Sexton
Mar 29@18:00–19:30
Mettendo in guardia le stelle - Omaggio ad Anne Sexton

Venerdì 29 marzo alle 18:00

Mettendo in guardia le stelle

Vita e poesia di Anne Sexton

Reading a cura di Lìbrati

Una donna che scrive sente troppo,
quante estasi e portenti!
Come se cicli, bambini e isole
non fossero abbastanza; come se lutti e chiacchiere
e verdure non fossero abbastanza.
Crede di poter mettere in guardia le stelle.
Chi scrive è in fondo una spia.
Amore mio, quella sono io.

Vi aspettiamo venerdì 29 marzo alle 18:00 per una serata dedicata alla poeta americana Anne Sexton. A partire dalle sue poesie e dal bellissimo romanzo di Irene Caccamo, Dio nella macchina da scrivere (La Nave di Teseo), che si ispira alla sua vita, conosceremo e approfondiremo una delle voci più ispirate e originali della poesia del Novecento.

Reading a cura di Lìbrati.

Ingresso libero

Anne Sexton, poetessa statunitense (Newton 1928 – Weston, Massachusetts, 1974). Approdata alla scrittura come forma di psicoterapia dopo lunghi periodi di degenza, entrò in contatto con W. D. Snodgrass e R. Lowell. Da queste esperienze nacque la raccolta di versi “To Bedlam and part way back” (1960), cui seguì “All my pretty ones” (1962). La sua poesia, di tipo “confessionale” come quella dei suoi maestri e dell’amica S. Plath, è attraversata dal motivo dell’assenza e da immagini ricorrenti di morte, non di rado filtrate da un’ironia che ne stempera l’aggressività. Confermate le sue doti con “Live or die” (1966), “Love poems” (1969) e “Transformation” (1971), negli anni che precedono la morte per suicidio pubblicò altre raccolte di versi (“The book of folly”, 1972; “The death notebooks”, 1974) che tuttavia tradiscono un’involuzione del linguaggio. Al postumo, disperato “The awful rowing toward God” (1975), si aggiunsero “45 Mercy Street” (1976) e “Anne Sexton. A self portrait in letters” (1977), entrambi a cura della figlia Linda.