resistenza del maschio

Recensione del libro

Cosa vuol dire essere libere? Per poter rispondere a questa domanda la strada delle definizioni non è la più semplice, più facile è scorgere la libertà quando la si vede espressa in parole e gesti e dire “eccola, questa è libertà”.

Sono libere le donne uscite dalla penna intelligente di Elisabetta Bucciarelli. Marta, Silvia, Chiara non si lasciano costringere, imbrigliare, controllare. Sono consapevoli, indipendenti. La vita le attraversa e se ne lasciano toccare, talvolta travolgere, senza paura. Sono loro il centro, la linfa vitale che attraversa le pagine di questo libro.

Di fronte a queste donne sta lui, l’Uomo, il protagonista maschile di questa storia. L’identità di quest’uomo appare un’incognita, un’enigma. Per questo, l’autrice non lo chiama: chiamarlo vorrebbe dire poterlo raggiungere, laddove lui è invece irraggiungibile. Anche di lui si può dire che non sia controllabile ma il suo modo di esserlo è il contrario della libertà. Essere liberi non vuol dire semplicemente non subire l’influenza altrui, non essere costretti, decidere autonomamente della propria vita. Sarebbe ben poca cosa, in effetti, questa libertà.

Essere liberi presuppone una relazione con gli altri. Ovvero, non c’è libertà dove c’è isolamento. Per dire, a volte, una volontà ‘libera’ può portare a questo: si può diventare i carcerieri di se stessi, chiudere i battenti, le porte da ciò che ci circonda e produrre una chiusura così forte da trovarsi imprigionati.

Ma guardiamolo quest’uomo. Costantemente impegnato nel controllo di sè e di ciò che lo circonda. Osserva, quantifica, stima, misura, soppesa. Nulla, per lui, può essere lasciato al caso. Soprattutto non può essere lasciata al caso la misura più importante: ovvero la distanza. Questa deve essere certa, e quindi, costantemente mantenuta, prodotta, conservata.

La distanza permette al controllo di esercitarsi. Il controllo è la strada per la perfezione. E l’Uomo vuole raggiungerla; la perfezione è la sua ambizione. Ma che cos’è qui “perfezione”? Per lui perfezione è essere impeccabile, nel senso non comune di questo termine, vale a dire l’essere senza peccato.

Dall’alto della fortezza inespugnabile, ciò che viene ribadita non è tanto la volontà di non soffrire, provare dolore, emozioni, quanto piuttosto il non far soffrire, ferire, avere la colpa del dolore altrui.

L’immagine della personalità complessa, non lineare, a tratti tragica, di quest’uomo ci viene dipinta con tratti sicuri dalla penna di Elisabetta Bucciarelli, la cui prosa ha nel ritmo serrato che scandisce parole e frasi il suo punto di autentica forza ed originalità.

“Gli piacciono i luoghi di transito. I corridoi, i sottopassaggi, gli svincoli della tangenziale, i parcheggi. La vista di spalle, il non dover fare per forza qualcosa, l’idea di poter avere tutto contenuta nella scelta di non avere niente. La lontananza, il punto da raggiungere, le altezze. La perfezione delle geometrie. L’azzurro che non si riesce a toccare, composto da ipotesi. La relazione con il desiderio, qualsiasi cosa lo inneschi. I particolari, i frammenti. Milano è fatta così, ti concede la visione d’insieme, ma l’anima devi cercarla nei dettagli”.

Dettagli prodotto

  • Collana : ViceVersa
  • Lingua :
  • Anno : 2015
  • Pagine : 240
  • Formato :
  • Prezzo € : 13.00
  • Codice ISBN : 978-88-99253-09-7

info autrice / autore

Elisabetta Bucciarelli

Elisabetta Bucciarelli scrittrice e sceneggiatrice, collabora con testate di cinema, arte e psicologia. Tra i suoi romanzi: Io ti perdono (Kowalski), Ti voglio credere (Kowalski, Premio Scerbanenco 2010 per il miglior noir italiano), Corpi di scarto (Verdenero), L’etica del parcheggio abusivo (Feltrinelli), Dritto al cuore (edizioni e/o). Ha pubblicato anche i saggi: Le professioni della scrittura (Il Sole 24 Ore) e Scrivo dunque sono (Ponte alle Grazie).