Recensione del libro

La prima raccolta di racconti di Megan Mayhew Bergman, Paradisi minori, si apre con una donna che guida centinaia di chilometri per vedere, o meglio rivedere, un pappagallo. È un pappagallo che la protagonista non sopporta, che canta le canzoni di Patsy Cline e recita slogan pubblicitari urlati e fastidiosi. Ma possiede un trucco: imita alla perfezione la voce di sua madre, morta da poco. Le due donne negli anni hanno avuto un rapporto burrascoso, ma ora che l’anziana non c’è più la figlia vorrebbe sentire, per l’ultima volta, il suono familiare della sua voce prima di abbandonarne il ricordo nel vuoto della memoria. Forse vorrebbe semplicemente poter parlare con lei, avere la possibilità di un chiarimento. Desidera avere ancora, anche se in fondo sa che è troppo tardi, un’altra possibilità: “Posso spegnere il mio cuore quando voglio, aveva detto. Per anni le avevo creduto. Ma ora so qual è la verità. La verità è che siamo pazzi, malati d’amore, tutti quanti.”

Questo racconto, intitolato Le arti della casalinga, apre la raccolta ed imposta il tono anche degli 11 racconti che lo seguono. In ognuno di questi, anche se in modi sempre differenti, gli animali grandi e piccoli, selvaggi o addomesticati, influenzano le vite delle protagoniste che si prendono cura di loro, li seguono nel cuore della foresta o li adottano come membri della famiglia.

Un cane lupo sfigura il volto di una giovane veterinaria, che non riuscirà più ad amare il proprio corpo; il padre di un’altra protagonista ha un infarto mentre insieme sono alla ricerca di un picchio dal becco d’avorio, una specie probabilmente estinta da secoli; una madre alcolizzata sublima il proprio amore ed istinto materno nella cura di un piccolo lemure invece che di una figlia ormai troppo lontana. I rapporti di quest’ultima donna con gli esseri umani sono falliti da tempo: il marito l’ha abbandonata dopo che ha rinunciato alla terapia, la figlia non fa altro che parlare di una “apocalisse imminente e spaventosa”. L’unica possibilità di riscatto per lei si configura nella cura di questo piccolo animale che le fa dire: “Chi non ama gli animali? Con gli animali ce la posso fare. Questa volta potrei farcela”.

I personaggi non umani della Bergman includono cani, mucche, pecore, balene, polli: animali totem, simboli, emblemi e guide dell’inconscio delle protagoniste. La loro presenza costante costituisce il filo rosso che lega tutte le storie. L’autrice ci parla di sentimenti profondi, intensi, a tratti pungenti e fa scorrere le sue storie attraverso i vari stadi della vita umana. Molti dei personaggi ci parlano di vite spezzate, di cuori infranti mai più ricomposti o di case abbandonate ora invase da gatti selvatici e locuste. Queste storie affrontano tematiche universali: vita, amore, morte e nostalgia con uno stile raffinato e al tempo stesso incisivo.

L’autrice offre al nostro sguardo scorci incantevoli di stranezza e poeticità, ricordandoci però quanto possa essere spietato il mondo animale, così come la nostra vita. Leggendo i racconti apprendiamo che la madre del giaguaro, in cattività, è in grado di divorare i propri cuccioli o che gli abitanti di alcuni villaggi del Madagascar sostengono che i lemuri aye-aye siano in grado di perforare l’aorta umana con il loro minuscolo dito medio.

Il racconto che chiude la raccolta, 2050, è delicatamente triste come la storia del pappagallo che apre il libro. Ancora una volta al centro della narrazione troviamo un rapporto familiare controverso. Le vicende si svolgono in un ipotetico, quanto possibile, futuro in cui una figlia cerca di tenere in vita il padre con tutto l’amore che è capace di donare: “Mio padre aveva novantun anni e la demenza senile, ma continuava testardamente a cercare l’amore. L’agenzia di incontri lo aveva abbinato a Susan – una femminista ottuagenaria che aveva messo “flipper” e “piante in vaso” come hobby. Aveva un principio di Alzheimer e parlava masticando gomme alla nicotina. Si vedevano da un mese e nei momenti di lucidità papà era innamorato. (..) L’amore li tiene nel presente, una relazione è uno slancio verso il futuro”.

Leggendo questa breve raccolta di racconti ci si sente come immersi in un bosco profondo e buio in cui le domande esistenziali che ci disturbano e spaventano da sempre, ci spingono ora a cercare la via verso una luminosa risoluzione. Paradisi minori offre una galleria umana di vite tanto imperfette quanto normali e ci induce ad allenare il nostro binocolo, così come il richiamo d’amore di un uccello misterioso ci costringe a fermarci semplicemente per ascoltarlo.

 

Dettagli prodotto

  • Collana :
  • Lingua :
  • Anno : 2017
  • Pagine : 240
  • Formato :
  • Prezzo € : 18
  • Codice ISBN : 978-88-99253-65-3

info autrice / autore

Megan Mayhew Bergman

Megan Mayhew Bergman vive in una fattoria nel Vermont con la famiglia e tanti animali. I suoi lavori sono apparsi su The New York Times, McSweeney's, Ploughshares, Oxford American e Best American Short Stories. Paradisi minori è la sua prima raccolta di racconti.