Recensione del libro

“Sembrava una felicità” è un titolo che corrisponde al contenuto del libro solo parzialmente, ponendo l’accento soltanto su qualcosa che nel libro c’è, ma che forse non è così essenziale: la felicità che c’era e non c’era. Ogni titolo è riduttivo e ridurre non è di per sè negativo o fuorviante, tuttavia l’originale inglese, il geniale Dept. of Speculation sapeva ridurre, essendo al contempo preciso e completo. Dept. of Speculation mentre segna la direzione restituisce totalmente l’atmosfera che si respira nel libro, in cui ci si muove tra il chiuso di una riflessione sugli accadimenti di un’esistenza individuale e l’aperto del tentativo di darne un respiro più ampio, di trovarne un senso: department appunto, il chiuso, of speculation, il passo fuori.

In esso è sintetizzata la riflessione che costituisce lo sfondo su cui poi si strutturano il libro e il suo contenuto, quella riflessione che viene detta anche così, con Wittgenstein: quello che si dice, lo si dice sempre da dentro un corpo. Non possiamo dire nulla al di fuori del corpo. Non c’è riflessione, non c’è pensiero possibile che siano separati dal corpo che li produce, quel corpo che mentre ci tiene, letteralmente, con i piedi per terra è, al contempo il perno di uno slancio verso un di fuori e un di più. In questo slancio, si rimane comunque totalmente aderenti alla dimensione della materialità. E’ qui, nel corpo, che ha sede per ciascuno il proprio  “ufficio speculazioni”.

In questo sfondo sta il contenuto del libro, un contenuto in cui emerge ancora una volta la polarità, la tensione, la non riducibilità. In Dept. of Speculation si parla della vita di una donna, della vita di coppia di una donna, il matrimonio, una figlia, un tradimento. Ce ne parla proprio lei di questa vita e lo fa utilizzando non solo la prima persona ma anche la terza quando, parlando di sè, si definisce la “moglie”, immagine in cui appunto non sembra totalmente identificarsi. Eppure, tradita dal marito, non vuole perderlo. Non aspettatevi quindi le solite narrazioni sull’amore: sull’essere l’una la metà dell’altro e la storia della complementarietà e del fondersi insieme in un tutt’uno e tutti quei miti che hanno reso l’amore più simile a una prigione (soprattutto per le donne) che qualcosa che ci permette di essere libere. Perchè qua del mito romantico dell’amore non c’è n’è traccia. C’è l’amore sì, senza il mito. Questo amore vero e vivo che è tensione, una tensione non risolvibile, tra il rimanere se stessi, il non perdersi e l’aprirsi all’altro.

E’ tutto un tentativo di trovare un equilibrio tra opposti questo libro in cui il movimento è restituito attraverso la narrazione che è un flusso di coscienza sì, ma destrutturato e frammentato in cui ciò che viene marcato è l’oscillare che va: dal vuoto al pieno, dalle salite alle discese, dalla prossimità alla distanza, dal terrore al coraggio, dalla disperazione all’ ironia, fino all’ amore sì, ma che non sia totalizzante, un amore che non deve riempire tutto. Si chiami il resto, lo spazio che resta, pure dolore o vuoto.

C’è molto silenzio in questa coscienza di donna che non è un flusso continuo e che appare talvolta scissa, in equilibrio precario. Questa donna ama quest’uomo. E, insieme, ama i silenzi dentro e fuori di sè e lo spazio che sanno creare.

Dettagli prodotto

  • Collana :
  • Lingua :
  • Anno : 2015
  • Pagine : 168
  • Formato :
  • Prezzo € : 16,00
  • Codice ISBN : 978-88-99253-01-1

info autrice / autore

Jenny Offill

Jenny Offill è autrice del romanzo Last Things, scelto come “Notable Book” dell’anno dal New York Times e finalista per il Los Angeles Times First Book Award. Coeditor, con Elissa Schappell, di due antologie di saggi, ha scritto libri per bambini, insegna Scrittura alla Columbia University, alla Queens University e al Brooklyn College. Sembrava una felicità è finalista al Folio Prize.