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Recensione del libro

di Barbara Buoso

“Archivista di sapere” si definisce Annie Ernaux in “Una donna” ultimo libro tradotto da L’Orma Editore e uscito il 9 aprile.

E lo fa, l’archivista, alternando, innestando continuamente registrazioni del reale (inserendo nel testo, ad esempio, parole pronunciate da altri, modi di dire), quasi la scrittura fosse una dichiarata e intenzionale ricostruzione in ambiente sterile (la pagina del libro?), in un documento umano estraneo alla letteratura: “Il mio progetto è di natura letteraria, poiché si tratta di creare una verità su mia madre che può essere raggiunta solo attraverso le parole. (Una verità, dunque, che non mi può essere data né dalle foto, né dalle testimonianze dei parenti). Ma. In un certo senso, spero di restare al di sotto delle letteratura”.

Meraviglia sempre Annie Ernaux che continua a sottrarsi con rinnovato vigore alla forma artistica precostituita del romanzo, o comunque di una categoria della scrittura letteraria convenzionale, proseguendo il suo personale genogramma familiare narrativo (non riesco a chiamarlo in altro modo) tracciando con limpida accuratezza le relazioni familiari attraverso una innovativa operazione di trasposizione all’interno di un ordine costituito.
Perché sì, c’è posto per il recupero del frammento memoriale singolo: “Conservava tutto, la pelle del latte e il pane raffermo per farne dei dolci, la cenere della legna per il bucato, il calore della stufa spenta per seccare le prugne o asciugare gli stracci, l’acqua delle abluzioni del mattino per lavarsi le mani durante la giornata” ma anche per la conclamazione del phatos e la dichiarazione d’amore dal ricordo riesumato: “Conosceva tutti i gesti che addomesticano la miseria”.
Ancora una volta procede all’assunzione testimoniale di personaggi di contorno, comparse, per avvallare la tesi imbastita narrativamente usando a puntello della propria scrittura voci che, in nessun altro modo, troverebbero dignità letteraria: “Le prime sere – confidenza a una sorella – (entra nel testo, quindi, un personaggio di cui non si fa menzione prima, né si menzionerà più ma che viene ‘usato’ esclusivamente per supportare la testimonianza dell’Archivista Annie Ernaux) è entrata nel letto tenendosi adddosso le mutande sotto la camicia da notte”.

E, ancora, lo slargo sul mondo, sui sentimenti che nessuno si impiccia di guardare perché troppo poco ‘letterari’: “Questo non vuol dire niente, l’amore si poteva fare soltando al riparo dalla vergogna, ma bisognava farlo, e bene, quando si era “normali””.
“Normali”. Esemplare come si possa intessere una scrittura imperlandola di riflessioni, considerazioni, sentenze inserite nel testo con segni di interpunzione, ritagli, estrapolazioni di singole parole e modi di dire che identificano una classe sociale.
Annotazioni, rilevazioni minuziose, osservazioni metodiche, confessioni senza remore, aneddoti intimi senza alcuna inibizione, costituiscono assieme alla narrazione fascicolatoria e alla ricostruzione dei fatti cronologica una preziosa Opera cui tutti dovremmo attingere per guardare i fatti della vita senza alcuna preclusione e censura, consapevoli di stare vivendo la sola storia raccontabile della nostra vita: la nostra e quella delle persone che amiamo.

Dettagli prodotto

  • Collana :
  • Lingua :
  • Anno : 2018
  • Pagine : 112
  • Formato :
  • Prezzo € : 13,00
  • Codice ISBN : 9788899793470

info autrice / autore

Annie Ernaux

Annie Ernaux è nata a Lillebonne (Senna Marittima) nel 1940 ed è una delle voci più autorevoli del panorama culturale francese. Studiata e pubblicata in tutto il mondo, la sua opera è stata di recente consacrata dall’editore Galli­mard, che nel 2011 ne ha raccolto gli scritti principali in un unico volume nella prestigiosa collana Quarto. Nei suoi libri ha reinventato i modi e le possibilità dell’autobiografia, trasformando il racconto della propria vita in acuminato strumento di indagine sociale, politica ed esistenziale. Amata da generazioni di lettori e studenti, le sue opere maggiori sono Gli anni (2008), romanzo-mondo salutato come uno dei capolavori dei nostri tempi, e Il posto (1983), considerato un classico contemporaneo. Della stessa autrice L'orma editore pubblicherà L'altra figlia.