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Feb
13
Ven
Presentazione di “Attraversare la notte. Racconti di donne dall’Afghanistan dei talebani”
Feb 13@18:00

Venerdì 13 febbraio 2026

ore 18.00

Incontro sul libro

“Attraversare la notte. Racconti di donne dall’Afghanistan dei talebani”

con l’autrice

Cristiana Cella

con la fotografa

Carla Dazzi

e con

Graziella Mascheroni

(Cisda)

dialogano

Donne in nero

Centro Pandora

L’Afghanistan è tornato a essere una prigione, con sbarre che ogni giorno si moltiplicano attorno alla vita delle donne. In un regime che normalizza femminicidi, torture e schiavitù, la paura diventa l’arma di controllo più potente dei talebani.

In questo scenario di oscurità e silenzio si colloca il lavoro di Cristiana Cella che segue le vicende afghane dal 1980: una collezione di 70 racconti ispirati a voci, testimonianze e confidenze registrate in quattro anni di dominio talebano.

Sono storie che svelano l’invisibile: donne costrette a mendicare o a lavorare di nascosto, madri che resistono alla violenza domestica, insegnanti che tengono viva la conoscenza nelle scuole segrete.

A dare forza alle parole, le fotografie di Carla Dazzi, che accompagnano queste voci proibite con immagini intense e luminose.

Le donne afghane, “innumerevoli radianze” nella notte, continuano a inventare la vita, conquistando piccoli spazi di futuro per sé e per i propri figli.

Aprire questo libro è iniziare un viaggio di resistenza, è farsi attraversare dal quotidiano coraggio di queste donne.

Cristiana Cella giornalista, scrittrice e sceneggiatrice, segue le vicende afghane dal 1980, quando entrò clandestinamente a Kabul per documentare la resistenza contro l’invasione russa. Ha vissuto tra i combattenti laici e democratici sulle montagne del Paktia. Dal 2009 fa parte dell’Associazione Cisda e ha partecipato a delegazioni in Afghanistan. Ha collaborato con testate come L’Unità e Il Sole 24 Ore e cura una rubrica di Cisda su Altreconomia. Ha pubblicato “Sotto un cielo di stoffa. Avvocate a Kabul” (Città del sole, 2017), che racconta la resistenza delle donne afghane.

Carla Dazzi, fotografa da anni impegnata in viaggi umanitari con la Onlus bellunese “Insieme si può…” oltre che attivista del Coordinamento Italiano Sostegno Donne Afghane (Cisda) di Milano.

Graziella Mascheroni, presidente del Cisda, associazione che lotta contro l’apartheid di genere nel paese dei talebani.

 

Feb
16
Lun
Storia delle mie cicatrici: laboratorio di scrittura autobiografica trasformativa
Feb 16@18:30–20:30

da febbraio 2026, online

Storia delle mie cicatrici

Laboratorio di scrittura autobiografica trasformativa

con

Barbara Buoso

Valentina Ricci

Ci sono ferite che non chiedono di essere guarite, ma ascoltate. Ferite che diventano soglia, linguaggio, conoscenza. Questo laboratorio nasce per chi sente che scrivere può diventare un atto di ricostruzione che dà valore ad ogni esperienza.

“Storia delle mie cicatrici” è un percorso di scrittura autobiografica che attraversa il dolore non per addomesticarlo, ma per riconoscerne la potenza generativa. Un lavoro oscuro, come lo chiama Gloria E. Anzaldúa, in cui la ferita non è qualcosa da eliminare ma da nominare come parte della propria storia.

Di cosa si tratta:

Un percorso di 30 ore che intreccia:

lettura critica e condivisa di testi femministi intorno al tema della cura di sé, delle ferite, dei traumi
scrittura autobiografica guidata
ascolto del corpo, della memoria e indagine sulle genealogie
esplorazione dell’identità come spazio relazionale, stratificato, vivo
Attraverso parole chiave, immagini, concetti e indizi, ci avvicineremo al precipizio: quella soglia in cui il dolore si scioglie e diventa materiale di trasformazione. Liquido amniotico, reagente, nutrimento per una possibile rinascita.

 

Cosa attraverseremo:

Ispirate dal testo “Luz en lo oscuro. Luce nell’oscurità” seguiremo il percorso tracciato da Anzaldúa

e affronteremo i seguenti argomenti:

Infanzia: la terra emersa delle origini, la casa, l’immaginazione come grembo di storia:
“Ero la ragazzina la cui immaginazione inghiottiva la casa, le lagune, i recinti e i boschi. La mia immaginazione mi ha ingravidata di storia”.

“Ogni giorno della mia vita devo rinunciare alla “casa” (le zone di agio, tanto personali quanto culturali) per poter continuare a germogliare nell’albero di me stessa.”

Genealogie: eredità, testamenti, l’oro di famiglia, le voci delle antenate:
“Riceviamo informazioni dagli antenati e a nostra volta proviamo a lasciarne e dalle antenate che abitano altri mondi. Vagliamo quelle informazioni e impariamo a fidarci di quel sapere”

Corpo: il corpo come luogo di sapere, radicato nella terra, attraversato da mondi naturali e spirituali:
“Lottare con una storia (un concetto o una teoria), abbracciare un’identità personale e sociale, è un’attività corporea. Il racconto si imbastisce nei miei corpi fisici, emotivi e spirituali, che emergono e sono filtrati dai mondi naturali, spirituali che mi attorniano.”

“Il corpo è radicato nella terra, la tierra stessa. Incontri l’anima negli alberi, nei boschi, nei torrenti. Le radici dell’albor de la vida di ciascun essere planetario sono natura, anima, corpo.”

Identità: non come essenza, ma come relazione, ragnatela di connessioni:
“L’identità è relazionale. Chi e cosa siamo dipende da ciò che ci circonda, un miscuglio di interazioni con i nostri alrededores/dintorni. L’identità è stratificata, si dispiega in tutte le direzioni, dal passato al presente, in verticale e in orizzontale, cronologicamente e nello spazio.”

“Siamo tutte filamenti di energia connessi l’uno all’altro nella ragnatela dell’esistenza”.

Scrivere diventa così un gesto di ricucitura, un ricamo attorno alla ferita, un inventario delle cicatrici che non serve a catalogare il dolore, ma a trasformarlo in linguaggio vivo.

A chi è rivolto:

A chi scrive o desidera scrivere.
A chi lavora con il corpo, la cura, l’arte, l’educazione.
A chi sente che la propria storia chiede una forma.
A chi è disposto a scendere nella ferita per ritrovare interezza.

Non sono richieste competenze tecniche: è richiesta presenza, ascolto, disponibilità ad attraversare.

Perché partecipare:

Perché alcune storie non vogliono essere spiegate, vogliono essere attraversate.
Perché la scrittura può diventare balsamo lieve e salvifico.  Perché nel dialogo con la ferita si apre l’immaginazione, e nell’immaginazione si ritrova una connessione più grande di noi.

Costo: 510,00 + Iva (tot. 622,20, rateizzabili)

Modalità: online (con due incontri domenicali in doppia modalità online/presenza)

Date:

lunedì dalle 18.30 alle 20.30:  16/02 – 23/02 -2/3 – 9/3 – 16/3 –  13/04 – 20/04 – 27/04 – 04/05 – 25/05 – 08/06

domeniche dalle 11 alle 13 – dalle 14 alle 16: 29/03 – 17/05

 

INCONTRO DI PROVA GRATUITO: LUNEDì 9 FEBBRAIO DALLE 18.30 ALLE 20.30

Barbara Buoso, vive e lavora a Padova. Nel 2003 pubblica il suo romanzo d’esordio “Aspettami” con Croce Editore. Nel 2014, su segnalazione di Emma Dante, esce “L’ordine innaturale degli elementi” (Baldini & Castoldi). Escono, nel 2018, “E venni al mondo” (Apogeo editore) e nel 2023, per Vita Activa Nuova, la raccolta “Espropriazioni”. Il suo ultimo romanzo, “Padre terra”, è uscito a settembre 2024 per Fernandel Editore. Insegna scrittura creativa alla Scuola di scrittura Virginia Woolf.

Valentina Ricci è dottoressa di ricerca in filosofia. Ha studiato a Padova e presso l’Università della California, dove si è specializzata in filosofia politica, con particolare attenzione agli studi di genere e agli studi sulla razza, e ha insegnato in corsi di filosofia, Gender and Sexuality Studies e humanities. Dal suo ritorno in Italia, nel 2018, si occupa principalmente di formazione e di diversità e inclusione. Collabora con Librati dal 2020.

 

Feb
17
Mar
Colette – gruppo di lettura
Feb 17@20:30–Feb 19@22:00

Martedì  17 febbraio online ore 20.30

Giovedì 19 febbraio in libreria ore 20.30

Colette, il gruppo di lettura di Lìbrati

si incontra su

“Nella carne”

di

David Szalay

(Adelphi)

Quarta di copertina:

È un cerchio perfetto la vita di István, che si dipana in un’alternanza di successi e disfatte sullo sfondo della storia europea degli ultimi quarant’anni. Dall’Ungheria a Londra e ritorno, dal crollo della Cortina di ferro alla pandemia, passando per la seconda guerra del Golfo e l’ingresso nell’Unione Europea dei Paesi dell’ex blocco sovietico, la sua è la parabola di un uomo in balìa di forze che non è in grado di controllare: non solo quelle all’opera sullo scacchiere politico del Vecchio Continente, che lo manovrano come un fantoccio, ma anche quelle – istintive – che ne governano la carne, spesso imprimendo svolte decisive alla sua esistenza. Tutto – i traumi e i lutti, i traguardi raggiunti e le potenziali soddisfazioni – lo lascia ugualmente impassibile, pronto a fronteggiare ogni accadimento, dal più fortunato al più tragico, con l’arma del suo laconico: «Okay». E forse è davvero questa l’unica ricetta per attraversare incolumi il tempo che ci è concesso in sorte: solcarlo senza illusioni, abbandonandosi alla corrente. Con questo romanzo David Szalay ci consegna un personaggio insieme magnetico e respingente, un discendente ideale della stirpe di Barry Lyndon e Meursault – e si conferma uno dei più singolari e ironici cantori del nostro acuto smarrimento.

 

Il libro è ordinabile qui https://www.libreriadelledonnepadova.it/prodotto/nella-carne/

Per iscriversi agli incontri, o su zoom o in presenza, inviare una mail a libreriadelledonnepadova@gmail.com. I posti sono limitati.

Feb
27
Ven
Presentazione di “L’ultima soglia. Poesia e poesie” di Simone Weil
Feb 27@18:00

Venerdì 27 febbraio 2026

ore 18.00

Presentazione di

“L’ultima soglia. Poesia e poesie”

di

Simone Weil

Con i curatori

Domenico Canciani

e

Maria Antonietta Vito

dialoga

Laura Sanò

Introduce

Ilaria Durigon

«Credo che avrebbe desiderato essere poeta. Credo proprio che avrebbe sacrificato la sua opera per le poche poesie che ha scritto» ricordava Jean Tortel a proposito di Simone Weil. Quelle parole rivelano quanto l’interesse della filosofa per la poesia – coltivato solo a tratti negli anni giovanili – si sia trasformato nel tempo in una fascinazione profonda, destinata ad accompagnarla fino alla fine della sua breve vita. Fedelmente ancorata alla metrica classica in un’epoca di sperimentazione, Weil fa della forma poetica una disciplina interiore: un esercizio capace di manifestare l’invisibile, di dare voce al soprannaturale attraverso immagini e pensieri sospesi tra necessità e bellezza. I curatori del volume, Domenico Canciani e Maria Antonietta Vito, propongono la traduzione italiana dell’intera silloge poetica dell’autrice, accompagnata da un ampio apparato di note e dalle sue riflessioni sulla scrittura. La poesia di Weil si rivela qui come uno spazio in cui il rigore del pensiero incontra l’abbandono dello spirito, e la conoscenza, varcando i limiti della ragione, si apre all’abisso del mistero.

Domenico Canciani, ha insegnato Lingua e cultura francese presso l’Università di Padova. Si è occupato di storia intellettuale della Francia e del Maghreb. Esperto di Simone Weil, ha scritto il saggio Simone Weil. Le Courage de penser (Beauchesne, 2011). Con Maria Antonietta Vito, per Castelvecchi ha curato: Una costituente per l’Europa. Scritti londinesi e Dichiarazione degli obblighi verso l’essere umano (2013), Padre nostro e Viaggio in Italia (2015), L’amicizia pura e Venezia salva (2016), La persona è sacra? (2017).

Maria Antonietta Vito, nata a Napoli, vive da molti anni a Padova. La ferita originaria è il suo terzo romanzo dopo Il viaggio (1988) e Il disincanto (1992). È autrice di raccolte poetiche (La casa dei silenzi, Tutto di te rimane, Se sei felice) e, in collaborazione con Domenico Canciani, ha curato per Castelvecchi l’edizione critica di numerosi scritti filosofici di Simone Weil: Una costituente per l’Europa. Scritti londinesi e L’amicizia pura (2013), Padre nostro e Viaggio in Italia (2015), Venezia salva (2016), La persona è sacra? (2017).

Laura Sanò insegna Storia della filosofia contemporanea presso l’Università di Padova. Oltre a tre volumi dedicati alla tradizione del “pensiero negativo” (Un daimon solitario. Il pensiero di Andrea Emo, La Città del Sole, 2001; Il monoteismo democratico. Religione, politica e filosofia nei Quaderni del 1953 di Andrea Emo, Bruno Mondadori, 2003; Le ragioni del nulla. Il pensiero tragico nella filosofia italiana tra Ottocento e Novecento, Città Aperta Edizioni, 2005), ha pubblicato quattro testi sul pensiero di Rachel Bespaloff: Un pensiero in esilio. La filosofia di Rachel Bespaloff, Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, 2007; Su Heidegger, Bollati Boringhieri, 2010; L’istante e la libertà, Einaudi, 2021; Rachel Bespaloff. Une pensée en exil, Éditions Conférence, Paris 2023. Negli ultimi anni la sua attività di ricerca scientifica  si è concentrata sul tentativo di definire, da un punto di vista storico-filosofico, il problema della violenza, nelle sue diverse forme ed espressioni, così come emerge nello specifico attraverso la prospettiva di tre figure particolarmente significative del pensiero femminile del ‘900 (Simone Weil, Rachel Bespaloff e Hannah Arendt), oltre che attraverso autori come Carlo Michelstaedter e Franz Kafka.